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Mercato della carta, trend dicembre 2008: deflazione o disinflazione? PDF Print E-mail
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Trend Paperweb
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Mercato della carta, trend dicembre 2008: deflazione o disinflazione?
Page 2
L’onda lunga della recessione ha raggiunto ogni angolo dell’economia globale. Nessun Paese è riuscito a isolarsi dal contagio della sfiducia che sta auto-realizzando, attraverso comportamenti auto difensivi, lo scenario peggiore. Cancellazione di ordini, rinvio dei consumi, chiusura di impianti, licenziamenti, compressione di fatturati e redditi: la spirale si ingrossa ad ogni giro.

 Le previsioni vengono continuamente ribassate, quasi una gara in cui vincono le più cupe.

Eppure, nell’attuale quadro macroeconomico si stagliano nitide forze favorevoli che, in altri momenti, avrebbero spianato la strada a un boom economico: il crollo della bolletta energetica, i costi dimezzati delle materie prime, i tassi ridotti al lumicino.

L'economia in mano ai Governi
Oggi non bastano perché il potere di acquisto liberato viene risparmiato o usato per rimborsare i debiti. Anche se c’è qualche segnale di capacità di reazione del malato: in termini reali le vendite al dettaglio Usa sono aumentate molto in novembre e ci sono segni di tenuta dei consumi anche in altre nazioni (ad esempio in Italia). La diminuzione dei posti di lavoro, per quanto traumatica sul piano sociale ed economico, resta comunque contenuta rispetto al totale della forza lavoro. Preoccupa piuttosto la velocità della contrazione dei livelli occupazionali e l’effetto domino che mette in moto.


L’unica arma che può però bloccare l’avvitamento è in mano ai Governi: spesa pubblica in investimenti e ammortizzatori sociali, sostegno al capitale delle banche per lenire il credit crunch (definizione del termine da Wikipedia). Alcuni, specie gli Stati Uniti, la stanno brandendo senza remore e ripartiranno prima e più rapidamente, altri cercano di usare l’effetto annuncio, con esiti negativi. In questo gioco autolesionistico spiccano i Paesi europei. Quelli autosuggestionati da un infondato timore di default. E la Germania che non riesce a sciogliere in una vera leadership le ataviche ansie di essere sfruttata da partner considerati inaffidabili, mentre è proprio l’economia tedesca che “frega i vicini”, puntando tutto sull’export. Eppure si dovrà muovere, e lo farà in gennaio, seppure sempre inseguendo il peggioramento della congiuntura, anziché afferrarlo per le corna.

Nel complesso, l’economia mondiale resterà a lungo un cantiere di ristrutturazioni e riforme: le banche dovranno diminuire la leva, la finanza subirà profondi cambiamenti della sua architettura a motivo del fallimento delle authority americane e del lassismo permesso da Basilea 2, lo sgonfiamento dei valori immobiliari proseguirà specie nel Vecchio continente, le famiglie americane dovranno risparmiare di più e quelle cinesi di meno, gli squilibri commerciali dovranno ridursi. L’Italia dal canto suo ha una grande opportunità: la ristrutturazione di una schiera sempre più ampia delle imprese manifatturiere e in parte dei servizi. Non riuscirà a giocarlo senza più mercato, politica meno invasiva, profonde riforme in ogni ambito della pubblica amministrazione.

La forza e la rapidità della disinflazione in corso rende difficile valutare gli andamenti delle variabili nominali (calano perché cala la componente reale o la componente prezzi?) e la politica monetaria. Il calo dei tassi guida nel mondo è stato impressionante. Perfino la Bce, dopo l’infortunio di luglio (quando ritoccò al rialzo il costo del denaro a recessione in atto) si è accodata al generalizzato ribasso, ma il calo dell’inflazione nello stesso periodo è stato anche più rapido, con la conseguenza che i tassi reali stanno salendo. Il problema attuale per le banche centrali è la trappola della liquidità, ossia l’impossibilità di utilizzare la leva tassi quando questi sono ormai prossimi allo zero.



 
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